Case tolte alla residenza, Avs spinge una legge regionale per frenare gli affitti turistici

Selena Candia e Jan Casella portano in Consiglio regionale una proposta che punta a dare ai Comuni più strumenti per intervenire nelle aree dove le locazioni brevi stanno riducendo l’offerta abitativa stabile e spingendo in alto i canoni

In Liguria il confronto sugli affitti brevi entra adesso in una fase più politica e più concreta, perché Avs ha deciso di portare il tema direttamente in Regione con una proposta di legge che mira a rafforzare il potere dei Comuni nelle zone più esposte alla pressione turistica. L’idea di fondo è semplice: dove il numero delle case destinate ai visitatori sta crescendo troppo rapidamente, l’ente locale deve poter intervenire per evitare che il mercato residenziale continui a restringersi.

A presentare l’iniziativa è stata la capogruppo Selena Candia, che descrive un fenomeno ormai esteso tanto nel centro di Genova quanto lungo le riviere. Secondo la lettura di Alleanza Verdi e Sinistra, il problema non è solo turistico o urbanistico, ma sociale. La maggiore redditività degli affitti destinati a soggiorni brevi avrebbe infatti convinto molti proprietari a lasciare il mercato tradizionale, con il risultato di ridurre il numero di alloggi disponibili per chi cerca una casa in cui vivere stabilmente. Il contraccolpo, sostiene il gruppo, ricade soprattutto sulle famiglie e su chi ha redditi più bassi, perché meno offerta significa prezzi più alti e più difficoltà ad abitare nei quartieri dove si lavora o si è sempre vissuto.

Il testo depositato in Regione nasce proprio da questa premessa. Candia sostiene che sia arrivato il momento di introdurre un argine, senza però colpire in modo indistinto il turismo. Il punto non è cancellare le locazioni turistiche, ma impedire che in alcune aree finiscano per occupare troppo spazio rispetto alla funzione residenziale. È in questo equilibrio che si muove la proposta: difendere il diritto a restare nei territori più attrattivi senza spegnere del tutto l’economia legata ai visitatori.
I numeri richiamati da Candia e dal consigliere Jan Casella vengono usati per spiegare la dimensione del fenomeno. Secondo i dati dell’Osservatorio turistico regionale, a novembre 2025 in Liguria risultavano 39.099 appartamenti ammobiliati a uso turistico, per un totale di circa 160mila posti letto. La provincia di Savona guiderebbe questa graduatoria con 12.165 unità, e proprio lì si registrerebbero anche i canoni residenziali più alti della regione, pari a 13,6 euro al metro quadro al mese. Nella ricostruzione del gruppo, il 2025 si sarebbe chiuso con un aumento medio dei canoni residenziali del 4,9 per cento in Liguria, mentre in provincia di Genova l’incremento, nel confronto tra ottobre 2023 e ottobre 2025, sarebbe arrivato all’11 per cento.
La proposta di legge costruisce quindi una sorta di cassetta degli attrezzi per i Comuni. Il primo strumento previsto è la possibilità di subordinare l’avvio di nuove locazioni brevi a un’autorizzazione comunale, con durata massima di cinque anni e possibilità di rinnovo. Il secondo è ancora più incisivo e consentirebbe all’amministrazione locale di fermare temporaneamente il rilascio di nuove autorizzazioni nelle aree considerate più sotto pressione, per un periodo massimo di ventiquattro mesi, prorogabile una sola volta. In sostanza, i Comuni potrebbero individuare quartieri o porzioni di territorio in cui l’espansione degli affitti brevi viene regolata in modo più severo.
Nel ragionamento del Partito rosso-verde, la questione riguarda ormai la tenuta stessa dei centri urbani e delle località turistiche. Se una quota troppo alta di immobili si sposta verso il mercato breve, avverte il gruppo, interi quartieri rischiano di perdere residenti stabili, servizi di prossimità e vita quotidiana, trasformandosi sempre di più in spazi pensati per permanenze temporanee. Da qui la scelta di impostare una legge che provi a dare una risposta non uniforme, ma calibrata territorio per territorio.
Il testo, naturalmente, aprirà un confronto sia politico sia amministrativo, perché tocca un punto molto sensibile: quello del rapporto tra diritto alla casa, rendita immobiliare e sviluppo turistico. Selena Candia e Jan Casella provano a portare in Aula una proposta che si colloca esattamente in quel punto di frizione. La loro tesi è che senza regole nuove il rischio sia quello di continuare a vedere crescere gli affitti turistici mentre, parallelamente, sempre più residenti faticano a trovare una casa sostenibile nelle aree dove il mercato ormai corre a un’altra velocità.
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